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 Agiografia di San Michele Arcangelo

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MessaggioTitolo: Agiografia di San Michele Arcangelo   Ven Gen 11, 2013 12:34 am

Agiografia di San Michele Arcangelo
dal Libro delle Virtù, vol. III, sez. Arcangeli

Nascita di Michele

Michele era nato nella città di Oanilonia, era il quinto dei dieci figli di Diana e Robin, una coppia di cacciatori che viveva, come molti a quel tempo, per servire uno più ricco di loro.
Il loro maestro, perché bisognava chiamarlo così, non aveva altro scopo che acquisire più ricchezze e terre di quante ne potesse utilizzare.

Quest’uomo, conosciuto con il nome di Maestro Satana Sibarita, aveva proclamato di possedere le terre nel raggio di due chilometri intorno alla città e tutti coloro che ci cacciavano o che le coltivavano dovevano versargli la metà dei prodotti.
Si diceva che non si addormentasse se la giornata non gli aveva dato di che riempire due dei suoi bauli, uno di mais, l’altro di carne.
Inviava i suoi sottoposti a raccogliere sempre di più dagli sfortunati che vivevano ai confini della città.

La vita di Michele

Michele crebbe dunque tra i poveri di Oanilonia apprendendo da suo padre l’arte della caccia e dell’uso della lancia. Da sua madre imparò a seguire le tracce lasciate dagli animali che cacciava. Imparò anche a leggere le stelle per trovare la strada. Vivere con i suoi nove fratelli e sorelle gli insegnò la condivisione e l’amore per gli altri.

All’età di tredici anni Michele aveva già le spalle e la forza di un adulto, primogenito della famiglia, era spesso lui che difendeva i suoi fratelli e le sue sorelle mettendosi tra loro e chi li infastidiva. Nonostante non avesse mai picchiato nessuno, era temuto e rispettato dagli abitanti dei sobborghi. Molto presto gli fu chiesto di dirimere le dispute perché si diceva che potesse leggere nel cuore della gente.

Quando non aveva prove per assegnare la vittoria, deponeva la sua lancia sulla testa di una delle due persone e, se la lancia restava in equilibrio, quella persona diceva la verità, nel caso contrario mentiva.
Ma molto presto non ebbe nemmeno più bisogno di usare la lancia.
Al solo sentire che lo si sarebbe fatto venire, il colpevole rinunciava e le cose si sistemavano da sole.
Alcuni dicevano che aveva un potere sovrannaturale, ma i più saggi sapevano di che cosa si trattasse.
Eppure malgrado la su grande saggezza e la sua destrezza con la lancia non poteva fare niente contro i seguaci di Satana che diventavano sempre più avidi.

Suo padre morì il giorno del suo ventesimo compleanno, rendendolo capofamiglia, poiché era il maggiore dei figli. Fu allora che ricevette la visita del suo amico Timoteo che gli aveva chiesto la mano di Emmelia, sua sorella minore.
A Oanilonia i preti avevano abbandonato il popolo per occuparsi esclusivamente dei notabili e dei più ricchi, riservando loro i favori dell’Altissimo.
Michele si fece carico dell’organizzazione del fidanzamento e tutti furono i benvenuti.

Quel giorno Simplicio, uno dei luogotenenti di Maestro Sibarita, era presente e cedette al fascino della sorella di Michele. Tornò il giorno successivo con le sue guardie e ordinò che Emmelia li seguisse per entrare al servizio di Satana, ma Michele si frappose, sgominò le guardie e finalmente Simplicio fu alla sua mercé…
Ma invece di ucciderlo, prese la sua spada e gliela lanciò dicendo .” Se il tuo occhio destro ti porta verso ciò che non ti è destinato strappalo e brucialo, perché è meglio che una parte di te muoia piuttosto che attiri su di te la collera di Dio”.
Il luogotenente fuggì e tornò dal suo maestro. Ma tornò il giorno successivo con una truppa più grande, arrestò Michele e Timoteo che furono condotti alla prigione di Oanilonia e lì rinchiusi.

La distruzione di Oanilonia

Il primo giorno di prigionia fu anche il primo dei sette giorni che portarono alla distruzione della prima città degli uomini.
Un fulmine si abbatté sul muro della prigione, permettendo a Michele ed al suo amico di fuggire il caos e di riunirsi ai loro cari.
Michele riunì più persone possibili, dicendo loro che la punizione di Dio sarebbe stata terribile, ma che i giusti avrebbero potuto vivere una nuova vita lontano dalla città maledetta.
Poiché Timoteo era pescatore, propose di ritrovarsi al porto per fuggire attraverso il lago. Michele aiutò coloro che per la loro fede in Dio meritavano di imbarcarsi. Poiché restavano dei posti, chiese al suo amico di lasciare salire dei bambini che si erano rifugiati presso di loro.
Dei codardi che volevano fuggire dalla città, più per paura che per seguire la volontà di Dio, tentarono di assaltare la barca, ma Michele si mise in mezzo, permettendo a suoi ed ai bambini di lasciare la città senza intoppi.
Quando i suoi amici furono al sicuro, egli restò solo e per sei giorni salvò coloro che potevano essere salvati.
Il settimo giorno c’erano ancora persone da salvare ma nessuna barca. Come per miracolo apparvero altre due imbarcazioni, egli invitò dunque coloro che avevano il cuore puro a salire su queste barche. Sembrava capace di leggere nel cuore della gente se la loro fede era reale e inviava sulla prima barca coloro che giudicava degni e sulla seconda coloro che fuggivano per paura o per salvare le proprie ricchezze. Vedendo le due imbarcazioni piene, si rifiutò di salire, dicendo che Dio aveva una missione per lui e che sentiva di dover restare per salvare altri amici. Arrivata all’uscita della città la prima barca prese senza intoppi il largo, mentre la seconda più pesante per l’oro portato fu bloccata dai fondali bassi. Egli disparve con la città mentre forti venti distruttori che soffiavano da centro della Terra spaccarono la terra in numerosi abissi.

Alcuni sopravvissuti, lontani dalla città, raccontarono che in quel momento, mente la pioggia cadeva malgrado il cielo senza nuvole, un arcobaleno che veniva direttamente dal sole cadde sulla città, Michele scelto da Dio fu così trasportato da un nembo celeste e divenne uno dei sette arcangeli.

La prima apparizione

La prima apparizione dell’arcangelo è d’altronde quella che fece di lui un angelo guerriero sebbene non avesse mai fatto colare una goccia di sangue.

Qualche generazione dopo il giorno del giudizio e la morte di Michele, due gruppi discendenti diretti di coloro che egli aveva protetto discutevano perché una parte aveva costruito un tempio a Michele e l’avevano chiamato con un altro nome, considerandolo come pari di dio, perché aveva saputo salvarli. Gli altri consideravano il sacrificio di Michele come un esempio e non come l’atto che fa di un uomo un dio.

Ispirato dall’ombra colui che si era dichiarato Gran Sacerdote di Anubi (nome che aveva dato a Michele, non è chiaro per quale ragione, è possibile che fosse il nome del suo gruppo, ma non è stata finora ritrovata alcuna prova di ciò) vide crescere il suo potere.
Dicendo di ricevere le sue informazioni dal duo stesso dio, il Sacerdote nominò un neonato re del popolo, perché figlio di Anubi, e governò in sua vece per molti anni, fece radere al suolo il tempio dedicato a Dio e dichiarò che, poiché questo dio non aveva saputo proteggere i suoi fedeli, questi sarebbero diventati suoi schiavi. Per rafforzare il suo potere e far dimenticare il vero dio, riprese il nome degli arcangeli per farne a loro volta degli dei.

Il patriarca dei fedeli pregava ogni giorno dio e, malgrado le loro sofferenze, lo ringraziava per ciò che avevano.
Il Signore si impietosì ed inviò l’arcangelo in persona.
San Michele apparve in armatura, con una lunga lancia ed un grande scudo e si fece riconoscere da tutti, apparendo alla sommità del tempio che gli era destinato.

Il Gran Sacerdote lo interpellò e gli disse: “Anubi, eccoti finalmente; sei venuto a ringraziare i tuoi fedeli e a ricompensarci per aver tanto costruito per te?”
Michele di risposta: “ No, sono venuto a portare le parole di speranza di Dio verso coloro che non si sono allontanati da lui perché numerose sono le comunità di fedeli che percorrono il mondo in attesa dei profeti che li riuniranno nell’amore e nell’amicizia.”
Il Gran Sacerdote non lo riconobbe più ed ordinò alle sue guardie di smascherare l’inganno massacrando i fedeli del dio unico. Michele si frappose e per due giorni respinse gli assalitori, senza ucciderne alcuno, permettendo ai fedeli di fuggire verso altre terre.

Dopo due giorni di combattimento i fedeli del Gran Sacerdote erano sia troppo stanchi sia troppo feriti per proseguire e videro delle ali spuntare sulla schiena dell’arcangelo permettendogli di ricongiungersi ai cieli. Il Sacerdote fece uccidere tutte le guardie dai suoi preti e disse che non era stato Anubi a venire, ma un dio vendicatore, per punirli per aver lasciato in vita i servitori del falso unico dio.

Ci sono diverse varianti di questa leggenda che sostengono che l’Arcangelo era alla testa di un’armata d’angeli, un’altra che avrebbe armato le braccia dei più forti tra i fedeli, un’altra ancora che egli non aveva fatto altro che ispirare il più valoroso tra i servitori di Dio per guidare la rivolta e condurre i suoi attraverso il deserto. Tutto ciò ha poca importanza, l’essenziale è che furono l’intervento di Michele e la volontà di Dio che permisero ai loro figli di fuggire verso terre più accoglienti.

La leggenda di monte san Michele (mont saint Michel)

La seconda apparizione dell’arcangelo che ho trovato accadde nell’epoca in cui alcuni Barbari veneravano degli dei alcolici, avendo per solo tempio la taverna e per sola liturgia la bevuta. Il quel periodo esisteva una comunità di fedeli perseguitata da un barbaro di nome Saathan che venerava un Dio alcolico che esigeva sacrifici di bambini.

La comunità in fuga verso il Nord si trovò bloccata in una foresta in riva all’oceano.
Il patriarca della comunità disse a tutti i suoi di prepararsi a sacrificarsi nell’oceano per non cadere nelle mani dei barbari. Si diressero allora verso il punto più alto della costa e si misero a pregare il Signore affinché chiedesse a san Michele di preparare la loro venuta.

Dio, che non poteva tollerare che dei suoi figli mettessero fine alla propria vita, fece sapere al patriarca tramite un messaggero celeste che non stava al figlio scegliere il giorno in cui si sarebbe ricongiunto al suo creatore. Ordinò dunque, se l’amavano ed avevano fede in lui, di abbattere dei grandi alberi e fare una palizzata intorno alla roccia. Una volta fatto, prepararono un grande banchetto e accesero un fuoco sulla sommità della roccia affinché Saathan conoscesse la loro posizione.

Così fu fatto e sette giorni più tardi la palizzata fu completata e il fuoco acceso. La mattina videro le truppe di Saathan accerchiare la roccia ed attaccare la fragile protezione. Con l’aiuto di pietre e di lance, i fedeli si preparavano a battersi, poiché tale era la volontà di Dio. Allorché, nel luogo stesso in cui era stato acceso il fuoco, un angelo vestito di un’armatura e armato di lancia e scudo apparve… Non disse una parola, ma tutti i fedeli sapevano che fosse.

L'arcangelo Michele lanciò la sua arma verso l’orizzonte che sembrò levarsi verso il cielo e avanzare verso la rocca come un muro di cavalli al galoppo, questo muro travolse tutto ciò che si trovava sul suo passaggio ma non distrusse la fragile palizzata. Le truppe di Saathan furono inghiottite e quando il mare si ritirò aveva fatto della roccia un’isola circondata di sabbia mobile dove finiva di sprofondare l’armata vinta dalla forza dei fedeli.

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